Relazione antropologica

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DATI ANTROPOLOGICI RILEVATI SUL CAMPIONE OSTEOLOGICO DI ROCCAPELAGO

 Aspetti rituali osservati

Il potente strato di corpi, strettamente adesi tra loro in una sequenza diacronica probabilmente protratta nel tempo (i materiali recuperati sono in fase di studio), presentava alcuni aspetti peculiari degni di interesse: gli inumati più profondi, pertinenti alla US 28, furono deposti sfruttando le asperità rocciose del massiccio sottostante la fabbrica della chiesa, affiorante sotto al piano di calpestio, nonostante la corruzione dei resti e i danni inferti dalle deposizioni successive, era ancora riconoscibile la giacitura primaria dei cadaveri (persistenza di articolazioni labili quali il tratto cervicale della colonna vertebrale, temporo mandibolari), spesso in decubito laterale, ma anche prone e supine.

La decomposizione è avvenuta in spazio pieno (diverse sezioni in disequilibrio trovate ancora in posizione originale, quali parti del costato e articolazioni temporo mandibolari), i corpi probabilmente furono sepolti ed inglobati dalla matrice dello strato terroso US 28. Per caratteristica deposizionale si sono malamente conservati elementi accessori al corpo, rari gli indumenti, rarissimi i sacchi usati a guisa di sudario. Successivamente a questa fase è continuata la pratica di deporre i corpi nell’ambiente (US 26 e US 23).

1a prima presenza dei corpi

 

La tipologia di deposizione anche in questo caso è primaria (oppure primaria rimaneggiata antropicamente, dovuta alle successive sepolture), mentre la decomposizione in questo caso è avvenuta in spazio vuoto (rotolamento del cinto pelvico, scivolamento della patella, verticalizzazione scapolare, traslazione mandibolare, ecc., presenza di fauna cadaverica in alcuni casi mummificata tra i corpi, deceduta forse per i miasmi tossici generati dalla decomposizione, numerosissimi pupari di ditteri esterni ed interni ai distretti scheletrici), senza il rispetto di particolari allineamenti della giacitura.

roditori- foto di scavo

 

fauna mummifcata

Il microclima creatosi all’interno della camera di deposizione, favorito dalle due aperture individuate sulla parete W, ha prodotto in numerosissimi casi la conservazione di alcuni tessuti e strutture legamentose o tendinee, così come sono discrete le condizioni di alcuni elementi di abbigliamento o sacchi sudario che avvolgevano i corpi. I tessuti dei sudari e degli indumenti erano completamente adesi tra loro, quasi incollati dall’imbibimento dei fluidi della decomposizione riconoscibili grazie alle numerose macchie ancora visibili e non vi erano diaframmi terragni di separazione.

stato di mummificazione 3

particolare di macchie da fluido di decomposizione su tessuto.

Forme di pietas rilevate

Sono state individuate alcune forme di pietas attestanti una premurosa cura del defunto, quali la composizione canonica del cadavere (mani intrecciate sull’addome o in atto di preghiera, permanenza di anelli nuziali alle dita, abiti curati con abbellimenti anche se sempre modesti) oppure elementi di decoro quali tessuti che fasciavano la mandibola per evitare lo spalancamento della bocca, elementi beneauguranti e di protezione quali medagliette, crocifissi, rari esempi di frammenti cartacei con intento dedicatorio ed affidatorio del defunto.

Alcuni inumati presentavano accessori quali cuffiette, spilloni ossei per capelli, con acconciature elaborate (trecce raccolte, spilloni eburnei, piccoli pettini).

 

pettine

pettine

 

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Mirko Traversari   Vania Milani