Interesse scientifico del ritrovamento

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La legge italiana tutela il patrimonio biologico che consiste anche nell’insieme dei resti organici ed inorganici di uomini, piante e animali vissuti nei vari periodi preistorici, protostorici e storici che costituiscono, in parallelo con i beni archeologici, artistici, storici, architettonici e ambientali, un bene prezioso da tutelare in quanto rappresentante una memoria biologica, esso è quindi soggetto a salvaguardia come previsto dalla normativa giuridica (lgs. n. 42 del 2004).

L’interesse del ritrovamento avvenuto a Roccapelago è stato in primo luogo riconosciuto dalla Soprintendenza dei Beni archeologici dell’Emilia Romagna, il Dott. Donato Labate in qualità di supervisore scientifico ha in corso di scavo compreso l’importanza della scoperta. Da questo momento si è attivata una attenzione alla scoperta che ha fatto il giro del mondo.
La cripta sotto la Chiesa della Conversione di S. Paolo ha restituito circa 300 inumati fra infanti, subadulti e adulti. Un numero rilevante di corpi, conservati in connessione anatomica parzialmente scheletrizzati, erano stati deposti vestiti con camicie e calze pesanti, entro un sacco o un sudario, diverse decine di corpi conservano parti cospicue di tessuti molli mummificati.

Il rinvenimento appare eccezionale, sia per il numero di individui riferibili ad una piccola comunità montana, sia per il loro stato di conservazione, e soprattutto per lo stato di parziale mummificazione, dovuto non ad interventi artificiali (spesso riservati a personaggi importanti del ceto religioso o a membri di famiglie illustri) ma alle particolari condizioni microclimatiche dell’ambiente di inumazione.

Si tratta dunque di un “patrimonio biologico” di enorme interesse scientifico che apre possibilità di studio straordinarie per archeologi, antropologi e studiosi di svariate discipline che insieme potranno ricostruire vita, attività e condizioni di salute di un’intera comunità tra XVII e XVIII secolo.

Gli studi biologici, come il DNA condurranno nel caso di Roccapelago a risultati veramente importanti.

Esistono, sparsi per l’Italia, piccoli paesi accomunati dal fatto di essere rimasti isolati per secoli e, in virtù di questo isolamento, sono diventati dei veri e propri “paradisi genetici”. In questa solitudine, riferibile alla configurazione geografica, infatti, le popolazioni sono rimaste biologicamente omogenee per molti anni e il Dna degli abitanti risulta particolarmente importante per lo studio delle malattie genetiche.

Questo è il caso di Roccapelago un piccolo borgo arroccato su un colle nell’alto Appennino modenese.

Questi aspetti determinano e definiscono Roccapelago una comunità-laboratorio ossia un’ area di ricerca dove, a causa della locazione geografica e della scarsa immigrazione, si sono conservati per secoli caratteri genetici omogenei.

In particolare, ciò che attira maggiormente i ricercatori a indagare su questi territori è lo studio delle malattie multifattoriali (malattie ostearticolari e malattie metaboliche), quelle malattie cioè che hanno una dipendenza parziale da molti geni diversi, da fattori ambientali e dalle interazioni tra i due: è proprio negli isolati genetici, con le loro popolazioni così omogenee e con caratteristiche ambientali e sociali rimaste inalterate nel corso del tempo, che risulta più facile identificare i frammenti di Dna responsabili di alcune patologie.

Roccapelago si distingue in quanto la comunità è un unicum storico e attuale. Il ritrovamento delle mummie ha reso possibile l’individuazione durante lo scavo di un numero considerevole di caratteri epigenetici che hanno confermato l’appartenenza degli individui a stessi gruppi famigliari. Inoltre l’identificazione (già effettuata) di patologie degenerative e/o con eziologia infettiva spinge il caso in oggetto ad essere considerato una fonte importantissima.

La stretta collaborazione di scienze antropologiche e scienze genetiche (prelievi e studio di DNA da denti, tessuto compatto e midollo spinale) consentirà di ricostruire un quadro il più possibile veritiero circa l’incidenza delle malattie.

I prelievi del DNA eseguiti su un campione attuale della popolazione, hanno avuto inizio la primavera scorsa. Il campione esiguo di prelievi, solo 15 persone sono state scelte, ha già dato risultati importantissimi. I primi dati sono usciti durante il convegni tenutosi a Modena nel 2014, dai biologi di Ravenna, la Dott.ssa Cilli insieme ai suoi studenti ha iniziato le analisi del DNA, con risultati interessanti, il cui contributo verrà pubblicato negli Atti del Convegno prossimo.

La comunità di Roccapelago, perciò, oltre che aver mantenuta sigillata nel sottosuolo della sua chiesa la storia plurisecolare e le vicende umane dei suoi membri che ora rivedono la luce e raccontano la loro storia, sembra possedere le caratteristiche di un “isolato genetico” che potrebbe essersi mantenuto nei secoli fino ad oggi. Ciò conferisce ad essa un alto valore per le interessanti prospettive di ricerca che si potranno aprire nel campo della biologia, della genetica e della patologia della popolazione, in un’ottica d’interesse biomedico, ma anche di lettura del dato biologico in chiave culturale.

Vania Milani