Gli scavi della chiesa

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Il lavoro di scavo nella cripta, è durato più di tre mesi. È stato necessario documentare ogni fase prima d’intervenire, la modalità di scavo andava riconsiderata ad ogni avanzamento dei lavori. Sono state individuate almeno cinque momenti di sepoltura, legati alle diverse fasi e modalità di utilizzo dell’ambiente sotterraneo.

L’ambiente sotto il pavimento della Chiesa di Roccapelago, fu creato utilizzando il naturale declivio della roccia. Ed al momento di inizio lavori, la parte superficiale, si presentava completamente colmato con blocchi di pietra di grandi dimensioni e da materiale più fine.

La prima parte dello scavo è avvenuto a mezzo meccanico. A partire da 1,40 m sotto il pavimento attuale, lo scavo è stato condotto a mano, per la presenza sempre più numerosa di corpi parzialmente mummificati. Si riconosceva per la maggior parte di loro l’uso di avvolgerli in un tessuto a fibra grossolana. L’evidenza di questa piramide di individui sovrapposti l’uno all’altro, è stata trattata dagli archeologi e dagli antropologi come sepolture appartenenti ad un periodo in cui era utilizzata questa modalità di deposizione.

Per non danneggiare i corpi, è stato rimosso totalmente il riempimento dall’ambiente, poi si è proceduto liberando individuo per individuo.

Lo stato reale dei resti indicava che in quel periodo la sepoltura nella cripta avvenisse dall’alto, il ritrovamento di una delle due botole nel materiale di riempimento confermava tale ipotesi.

Il punto di accesso condotto attraverso questa apertura circolare era a circa metà del lato ovest dell’ambiente, in corrispondenza del culmine dei corpi. Durante la movimentazione dei corpi è stata eseguita una documentazione accurata di tutte le particolarità riferite al corredo funerario, alla presenza di reperti ancora in connessione con i corpi, diverse le mani sinistre che ancora mantenevano la fede nuziale.

Prima della piramide dei corpi, vennero realizzate due sepolture davanti all’antica scala di accesso e alla porta a nord: la tomba 9 e la tomba 10. La prima riguarda una deposizione multipla entro uno spazio delimitato da un emicicleo lapideo a perimetro. Particolare interessante è la disposizione dei corpi più superficiali, di adulti o giovani adulti, che avevano cranio verso l’esterno e piedi rivolti al centro della sepoltura, e che essa si sia mantenuta nonostante i rimaneggiamenti che l’ambiente ha subito successivamente. Si tratta di uno spazio dedicato alle sepolture dei bambini, attestato anche in numerosi documenti di archivio, in cui si testimonia la presenza di questo angolo i piccoli corpi. Numerosi sono stati i corpi ritrovati, quasi un centinaio. Assieme ai bambini sono stati sepolti alcuni adulti, tra questi una donna sul cui grembo vennero deposti alcuni infanti.

La piramide dei corpi era separata da qualche centimetro di terreno di riporto che isolò questo livello deposizionale da quello inferiore.

Altri inumati distribuiti nello spazio in modo regolare, erano deposti nella parte centrale della stanza in strati sovrapposti. Questo ordine nelle sepolture fa supporre che ancora fosse possibile accedere comodamente all’ambiente. Parti di tessuto di iuta a fibre grossolane, testimoniano che anche in questa fase si soleva avvolgere il corpo in un tessuto. Questi individui, a causa dello schiacciamento dovuto al peso sovrastante, non si presentano in buono stato di conservazione.

Nuovamente uno strato di terra separa altre sepolture, le più antiche nella cripta. I corpi vennero collocati negli anfratti rocciosi del pavimento dell’ambiente, sfruttando ogni spazio disponibile, si tratta di resti non ben conservati. Dal terreno di riempimento provengono alcuni frammenti di ceramica (maiolica arcaica e un frammento di graffita arcaica),e medagliette.

Appartiene a questo livello anche la tomba 5: posta nell’angolo sud-orientale, nello spazio fra lo sperone roccioso e il muro est. La pulizia ha permesso di individuare ossa pertinenti ad almeno due individui, un adulto e un bambino, molti frammenti di stoffa e una medaglietta. Da questa, il rinvenimento di un anello con elemento circolare che fungeva probabilmente da base/castone ad una pietra dura.

Bibliografia di riferimento

Gli scavi della Chiesa di San Paolo di Roccapelago nell’Appennino modenese. La cripta con i corpi mummificati naturalmente”.  [Giorgio Gruppioni, Donato Labate, Luca Mercuri, Vania Milani, Mirko Traversari, Barbara Vernia] in Pagani e Cristiani. Forme di attestazioni di religiosità del mondo antico in Emilia, X, Firenze 2011, pp. 219-248.