Abiti e tessuti

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Il ritrovamento di abiti in sepolture, suscita sempre interesse, perché in qualche modo ci collega al passato; anche noi indossiamo abiti, che possono essere pure simili a quelli dei defunti. Tali ritrovamenti possono offrire una grande varietà di letture e interpretazione, fine anche ad ispirare uno stilista o artista a prendere spunti per la propria creatività. Imparare dal passato per rinnovare il contemporaneo.

Cosi anche nel caso di Roccapelago dove però i morti erano principalmente vestiti nelle loro camice e calze di ogni giorno e rinchiusi in sudari, confezionati per la sepoltura e cuciti addosso. Le camice di ogni giorno sono a prima vista tutti uguali con poche variazioni. Questo però viene confutato appena si studiano gli indumenti da più vicino e si scoprono via via le piccole e le grandi differenze, che restituiscano l’individualità delle persone che hanno vissuto tanti secoli fa a Roccapelago. Le donne spesso adornavano le loro camice con dei merletti a fuselli, anche questi diversi l’uno dall’ altro, tutti fatti sul luogo. Che si facessero merletti a fuselli nel ‘600 e ‘700 in queste montagne, lontani dalla civiltà era fine ad ora cosa insaputa.

Le camice degli uomini erano rinforzati alle spalle per ovvie necessità di irrobustire questo capo. La loro costruzione è spesso molto simile e in tutti casi eseguiti con cura e finezza. Si trovano piccoli ricami in punto indietro e punti intrecciati su colli, polsi e nell’arricciatura dello scollo.

Una camicia doveva durare, ma anche rappresentare bene l’indossatore o l’indossatrice. Per chiudere i colli o i polsi, oltre ad asole e occhielli ben fatti spiccano i bottoncini raffinati e curiosi. Saperli fare bene era un lavoro da donna o tutti erano informato sul creare questi piccoli gioielli?

La camicia doveva essere usata per tanto tempo forse tutta la vita di una persona adulta. Quelli studiati fino ad adesso mostrano uso e abuso ma anche riparazioni e toppe per coprire il difetto e prolungarne l’utillizzo.

Lo stesso si può indicare per le calze talvolta in lana fina altre volte in lana grossolana, ma sempre con punti decorativi alla caviglia. In alcuni casi si può osservare una lavorazione e un materiale diverso per la creazione delle solette che erano cucite alla calza, in questo modo se usurate venivano rifatti, mentre la calza rimaneva immutata.

Lo studio di questi indumenti è appena cominciato e già si sono scoperte altre curiosità su la qualità e la tipologia dei loro indumenti: come le cuffiette in seta pregiata e nastrini lavorati a tavoletta e fettucce fatti con i cappi, oltre a frammenti di abbigliamento.

Thessy Schoenholzer Nichols