Fiumalbo

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A chi giunge al 90 km dalla via giardini e guarda al fondo dell’angusta vallata, appare, nella conca il paese di Fiumalbo. Comune di 1300 abitanti della provincia di Modena, situato a sud del capoluogo, è uno tra i borghi più belli d’italia. Fiumalbo si trova all’interno del parco del Frignano, la conformazione geologica fa si che dagli 800 metri slm, si possa velocemente raggiungere le vette del monte Cimone che toccano i 2165 metri di altitudine. Si pensa che le origini del luogo siano da accreditarsi ai liguri Friniati, che durante il II secolo a.c. si rifugiarono in queste terre a causa delle invadenti conquiste dell’impero romano. Ma è senz’altro all’interno della cittadina montana che si concentrano buona parte della storia e della cultura di questo luogo. La posizione in cui è situato nel fondo della valle, creata dalla confluenza di due rii, insieme al declivio della montagna da una parte e dalla collinetta conica della Rocca hanno determinato la sua conformazione urbana. Il paesaggio che caratterizza Fiumalbo è il paese stesso, in quanto esso sembra essersi prodotto per osmosi da un solo nucleo generatore. I suoi elementi principali: l’edilizia medioevale con le coperture a pianne, la torre campanaria della parrocchiale e gli ampliamenti che da epoca cinquecentesca sono continuati fino al 1700 insistendo sulla tessitura precedente.

L’iconografia di Fiumalbo è visibile in due dipinti, XVII, nella Chiesa dei santi Francesco e Donnino,conosciuta come Chiesa del Seminario. Lo stemma civico di Fiumalbo raffigura la Rocca con tre torri, lo troviamo a sigillo di molti edifici rappresentativi del capoluogo. L’etimologia del nome Fiumalbo, Flumen Album, dalle acque che spumeggiano tra i ciottoli del fiume, oppure Flumen Alpium, risale sicuramente ad un articolazione linguistica pre latina: la base alb o alp significa pietra.

La parrocchiale di S. Bartolomeo fu eretta nel 1588 per dotare il paese di una chiesa più ampia e decorosa, e sostituire l’antica costruzione romanica. Anche a Fiumalbo come a Roccapelago erano anni, quelli della fine del XVI secolo in cui con l’aumento demografico si senti il bisogno di trasformare l’impianto urbano. Il patrono di Fiumalbo è San Bartolomeo e tutti gli anni il 24 agosto si festeggia il Santo patrono.

Altro edificio, attiguo al precedente, che vanta Fiumalbo di essere un centro culturale è il Convento francescano eretto nel 1628. La sede francescana si dedicava all’officio religioso, alla predicazione e all’insegnamento dei rudimenti della lingua e della matematica. Il convento venne chiuso nel 1787 e più tardi, il 5 settembre del 1820, fu istituito negli stessi locali il seminario, diretto dai sacerdoti della congregazione degli oblati di S. Carlo Borromeo.
Una penisola del centro abitato formata da un’ansa del Rio S.Rocco, dal fiume prende il nome il particolarissimo oratorio di S. Rocco , un ambiente raccolto e misurato al quale si accede scendendo un paio di scalini attraverso la piccola porta. La caratteristica principale di questa opera la si comprende solo entrandoci all’interno, l’interezza delle pareti e delle volte è stata completamente affrescata dal pittore carpigiano Saccaccino Saccaccini in un’unica grande opera, l’impatto visivo è forte, l’occhio è invaso dal colore che risalta alla luce che filtra dalle finestre.

Gli eventi importanti della sua storia, legati al ministero religioso, chiariscono la sua propensione generale a trascurare gli avvenimenti politici del resto del paese, quasi come se non fossero una realtà integrante della piccola comunità montana. Stretti contatti culturali con l’area toscana, ricordiamo che l’antica Via Romea, che collegava Fanano con la Toscana (attraverso il passo della Croce Arcana) attraversava la strada che da Fiumalbo scendeva verso la Valle della Lima (attraverso il Passo di Serra alta), chiamata strada romana.

Le inflessioni dialettali mantengono la tendenza al toscano, oltre che al veneto e al ligure, specialmente in antichi vocaboli che caratterizzano la parlata del luogo la quale risulta così particolare da poterla paragonare ad un idioma autoctono nella realtà dialettale emiliano/modenese.