Le Mummie

Posizione corrente:

Ti trovi in: Home » Il Museo » Le Mummie

Le mummie di Roccapelago appartengono all’ultimo periodo in cui la cripta fu utilizzata come cimitero coperto. Si tratta di persone vissute dagli ultimi decenni del XVII secolo- primi decenni del XVIII secolo e morte nel pieno XVIII secolo. La maggior parte di loro presenta tessuti biologici, abbigliamento e un sudario in cui erano stati avvolti e sepolti. Erano donne e uomini la maggior parte di età adulta o adulta matura, ma anche giovani al di sotto dei 18 anni. Persone semplici probabilmente, abituati ad una vita difficile, con una alimentazione poco diversificata e di un insufficiente apporto nutrizionale, soprattutto per le donne in gravidanza.

Uomini e donne abituati a lavori pesanti, a produrre quasi tutto ciò che era necessario in ambito famigliare, o all’interno della comunità: gli abiti con i loro ricami merletti e bottoni ne sono un esempio. Nonostante questo molti di loro hanno avuto una vita longeva, le analisi datano età di morte anche superiore ai 50-60 anni. I registri dell’archivio parrocchiale di Roccapelago riportano età precise, dove si può constatare il superamento dei 70 anni, in altri casi si arriva anche oltre gli 80 anni. Le mummie di Roccapelago rappresentate dal campione esposto in cripta, creano un collante oramai con la comunità del luogo. Gli abitanti e tutte le persone che provengono dal territorio di Roccapelago, sentono la necessità di salire al paese e conoscere chi li rappresentava nel passato.

La ricchezza dei particolari che si osservano nella posizione del corpo, sugli abiti, nei legamenti ai polsi e nelle cuciture delle vesti, riporta al momento in cui i parenti preparavano il proprio caro alla sepoltura. La collocazione delle mummie negli anfratti della roccia, rispetta la disposizione utilizzata in passato. L’allestimento valutato e deciso da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna (nella persona del Dott. Donato Labate, responsabile del progetto mostra assieme al Prof. Giorgio Gruppioni), titolare della paternità scientifica dell’operazione, resta uno fra i più suggestivi in Italia oltre ad aver preservato il valore etico nel presentare resti di questo tipo, che mai devono diventare asettici reperti da museo, decontestualizzati e lontani dalla loro reale natura.

Vania Milani