Il “Gruppo delle mummie”

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Gruppo delle Mummie

Dallo Scavo al Museo, un Gruppo di persone: archeologi, antropologi, biologi, entomologi, storici, studiose del tessuto antico, restauratrici: hanno fatto sì che questa comunità parlasse di sè.

Colleghi che dal Lavoro sul Campo al lavoro in Laboratorio si sono mossi con motivazione e passione .

CHI SIAMO:

DONATO LABATE

GIORGIO GRUPPIONI: Dipartimento di Beni Culturali, Università di Bologna . Il Museo delle Mummie di Roccapelago non è l’esposizione macabra di corpi umani risparmiati dal processo di decomposizione ma è la storia e la vita di una piccola comunità dell’Appennino modenese raccontata “direttamente” da chi quella storia e quella vita l’ha vissuta. Sono infatti le mummie stesse che, “interrogate” una ad una con gli strumenti della moderna ricerca scientificache coniuga la multidisciplinarità con la più avanzata specializzazione, dettano le notizie per ricostruire le vicende della loro vita e della loro morte e insieme restituiscono uno spaccato della comunità di Roccapelago tra il XVI eil XVIII secolo.

Le analisi messe in campo hanno spaziato dalla determinazione del profilo biologico individuale mediante approccio diretto edindagini paleoradiologiche (TAC), istologiche, istochimiche, chimico-fisiche,fino a sofisticate elaborazioni digitali 3De ad analisi del DNA.  Tutto ciò ha consentito di ricostruire, oltre che le caratteristiche fisiche individuali e la struttura demografica dell’antica popolazione di Roccapelago, le condizioni di vita, le malattie, le abitudini alimentari e le attività occupazionali che scandivano la vita della piccola comunità in questo lembo dell’Appennino modenese, e il DNA ne ha indagato le origini, i rapporti di continuità con la comunità attuale nonché le relazioni genetiche con le altre popolazioni del territorio tosco-emiliano.

Le indagini fin qui condotte hanno già prodotto una ricca mole di dati ma altre ricerche, ancora in corso, promettono di aggiungere ulteriori e originali risultati. Tra queste, le analisi paleomicrobiologiche e paleovirologiche potranno completare il quadro delle malattie che colpivano gli abitanti di Roccapelago, come pure quello delle loro modalità di sussistenza e lo studio dei registri parrocchiali insieme all’analisi del DNA consentirà di ricollegare geneticamente la comunità del passato con quella attuale, con possibili ricadute d’interesse anche per la ricerca biomedica.

 

BARBARA VERNIA

VANIA MILANI: ho iniziato come archeantropologa sullo scavo di Roccapelago insieme a Barbara Vernia e Mirko Traversari. Il recupero dei resti umani e dei reperti ha dovuto seguire un protocollo creato appositamente al contesto: abbiamo utilizzato tutte le nostre conoscenze per strutturare un recupero che disperdesse al minimo i dati di scavo, in questo la Dott.ssa Vernia è stata come direttrice di scavo un coordinatore eccellente.

é stato possibile, essendo due archeoantropologi, redigere una relazione antropologica alquanto dettagliata, acquisendo già in fase di scavo una serie di dati che avrebbero indirizzato le future analisi. Dallo scavo sono stata coinvolta nelle analisi antropologiche che hanno avuto inizio presso il Laboratorio di antropologia di Ravenna durante i primi tra anni di lavoro.

la ricchezza di questo rinvenimento non sta solo nella particolare natura, ma nell’aver aperto gli studi alla interdisciplinarietà: il nostro gruppo si presenta vario per competenze e conoscenze. In parallelo sono rimasta legata al sito di Roccapelago documentando e acquisendo una serie di dati per la ricostruzione delle sepolture e per seguire gli allestimenti delle Mostre che dal 2011 sono state aperte al pubblico fino a giungere all’apertura del Museo, di cui adesso sono conservatrice.

nel 2014 ho iniziato il censimento della comunità attuale attraverso il recupero di oggetti e fonti orali ad essi collegati. questo tipo di indagine sarà utile a tracciare un legame tra il periodo delle Mummie e la prima metà del novecento.

Durante il lavoro di preparazione delle sale ogni reperto o resto è stato considerato per il suo valore comunicativo e tutto è stato costruito con l’obbiettivo di rispettare non solo il valore scientifico ma anche il valore emozionale.

per informazioni: milanivania78@gmail.com

MELANIE AGNES FRELAT

MIRKO TRAVERSARI: Mi occupo degli antichi abitanti di Roccapelago dal 2009, assieme a Barbara Vernia e Vania Milani ho riportato alla luce le ormai famose mummie. Dal 2011, presso il Laboratorio di Antropologia dell’Università di Bologna-Campus di Ravenna, mi occupo dello studio antropologico dei resti scheletrizzati e mummificati, con particolare attenzione agli aspetti paleopatologici e funzionali. Nel 2014 ho avviato uno studio statistico per l’analisi biodemografica dei Registri Parocchiali della Chiesa della Conversione di San Paolo di Roccapelago”

CATERINA MINGHETTI

ELISABETTA CILLI

STEFANO VANIN

THESSY SCHOENHOLZER NICHOLS

MASSIMO ANDRETTA: Assieme al mio gruppo, abbiamo effettuato le analisi per la determinazione dei metalli in traccia su diverse decine di resti ossei, sia degli arti inferiori, sia degli arti superiori, di mummie di Roccapeago.

La tecnica da noi utilizzata è stata la spettrometria ad emissione al plasma con rilevazione ottica (ICP-AES) che permette di determinare concentrazioni di elementi di parti su milione. Questa tecnica di chimica analitica permette, in particolare, in queste specifiche ricerche archeometriche, di risalire alle abbondanze relative di elementi nei resti ossei, indicative della dieta prevalente dei soggetti analizzati durante la loro vita.

E’ stata, in particolare, una ricerca affascinante e molto interessante, di carattere fortemente interdisciplinare, che ci ha permesso, con moderne metodologie analitiche di precisione, di dare uno sguardo sulle abitudini di vita di popolazioni vissute centinaia di anni fa, aiutando a fornire uno sguardo di insieme più completo su questo particolare gruppo di popolazione.

FULVIO BARTOLI

ALESSANDRA BACCI

EZIO FULCHERI: L’interesse per le mummie di Pieve Pelago è determinato dalla peculiarità dei soggetti e dalle caratteristiche della mummificazione. Si tratta infatti di una mummificazione naturale e di un campione di popolazione non selezionato, non antichissimo ma tuttavia rappresentativo di un ambiente molto particolare (montano) e di un’epoca antecedente all’introduzione della farmacologia chimica e di sintesi.

Per tali ragioni è stato iniziato nel 2012 un ampio ed articolato progetto integrato di natura antropologica e paleopatologica ( responsabili per i vari settori di competenza: Prof Ezio Fulcheri: Anatomia Patologica, Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Diagnostiche Integrate, Università degli Studi di Genova – Cattedra UNESCO “Antropologia della salute- biosfera e sistemi di cura”. Università degli Studi di Genova, Prof Giorgio Gruppioni: Dipartimento di Beni Culturali, Università di Bologna e Prof Rosa Boano Laboratori di Antropologia, DIBIOS, Università degli Studi di Torino ) Nell’ambito di tale progetto di ricerca multidisciplinare inizialmente si è reso necessario lo studio istologico dei tessuti mummificati volto a determinare: 1) il tipo di mummificazione, 2) lo stato di conservazione delle mummie, 3) la presenza di agenti infestanti.

La definizione dello stato di conservazione e le caratteristiche dei tessuti permette infatti di definire quale sia il possibile livello qualitativo con cui si possano svolgere le indagini di paleopatologia sui tessuti stessi.

E’ attualmente in corso uno studio sulla patologia pleuro-polmonare in un campione non selezionato di 12 mummie non esposte.

per le specifiche su l’indagine effettuata fino ad adesso si rimanda a:http://www.museomummieroccapelago.com/didattica/processo-di-mummificazione/

 

IOLANDA SILVESTRI

IVANA MICHELETTI

ANNALISA BISELLI

se sei uno studioso, un ricercatore, un gruppo affine al nostro, una associazione che ha interesse a far parte del nostro gruppo con l’obbiettivo di creare comunicazione, didattica, laboratori, convegni e altro ancora,

puoi scriverci a: museomummieroccapelago@gmail.com

risponderà la dott.ssa Milani Vania

 



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